Monti sudore e neve

Qualche scatto, con dei colori un po’ esasperati, delle mie ultime uscite in montagna, succede tutto nei dintorni di Monte Rotondo, Valle del Panico. Ho mischiato le foto di due escursioni distinte perchè hanno un epilogo comune: accettare di aver fallito.

Guardando verso monte rotondo
Nei pressi di Monte Rotondo
Non raggiungerò mai forca Angagnola
Non raggiungerò mai forca Angagnola, meglio tornare indietro
Infatti ripiegherò fino ai confini con la Forcella della Neva
La Forcella della Neve
Stesso esito e rinuncia a Monte Rotondo
Vicino Monte Rotondo
Anche per oggi niente da fare...
…anche per oggi niente da fare.
Si parte sempre con la speranza di riuscire...
Salendo la Valle del Panico
Si gode del paesaggio...
Al centro del Panico
Se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti, come i nostri successi, con calma, dignità e classe...
“…se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti, come i nostri successi, con calma, dignità e classe…”

 

 

 

 

 

Recinto per cavalli: fallimento!

Prima o poi sarebbe dovuto succedere ed alla fine, sabato scorso, é successo! A futura memoria.

La giornata é iniziata presto, sono uscito di casa alle 6.30 di mattina con l’obbiettivo di raggiungere “il pizzo”, montagna che sovrasta la piccola comunità agricola di Vetice sui Sibillini.

Alle 9 sono già in marcia, imbocco il sentiero, ma dopo poco più di un chilometro, un cancello di filo spinato mi sbarra il passo. Come al solito penso di aver sbagliato strada, del resto la fonte che ho preso come riferimento é circondata da diversi percorsi, quindi torno indietro e ne prendo un altro che mi porta di nuovo ad un recinto di filo spinato, poi un altro che scopro svoltare nella direzione sbagliata, scoraggiato non mi rimane che tornare al punto di partenza vicino alla macchina e ricominciare.

Due chiacchiere con un allevatore del posto e mi convinco che il secondo sentiero intrapreso sia quello giusto. Di nuovo in marcia, un’altra ora sotto il sole e mi ritrovo ai piedi di una frana: la strada sbarrata, al massimo potrei avanzare mani e piedi, “non può essere” penso e giro i tacchi verso valle. Mentre ridiscendo mi torna in mente la risposta dell’allevatore “sbarrato col filo spinato? probabilmente é solo un recinto per i cavalli, lo apri e prosegui…”, sì certo un recinto per i cavalli… ci sono! La mappa é chiara, bisogna andare diritti e abbassarsi un po’ di quota e l’unico sentiero dritto in leggera discesa é il primo!

Che ironia proprio il primo, quello che avevo preso alle 9 ed ormai sono quasi 4 ore che giro a vuoto. Rifaccio la strada apro il cancello proseguo e con mia sorpresa constato che questo é quello giusto.

L’inizio é semplice poi piano piano la salita si fa ripida, la stanchezza aumenta passo dopo passo, mi gira la testa, il sentiero intanto é diventato stretto e panoramico, a sinistra un bel salto di diverse decine di metri, sono quasi in cima, poco prima dell’impettata finale, lo strappo, la resa, vomito. Mi riposo per un po’, provo a fare qualche altro metro, ma non mi rimane che constatare la mia sconfitta e tornare sui miei passi.

Arrivo a valle, poco meno di 7 ore di cammino, guardo “il pizzo”: la mia prima sconfitta, la mia prima resa.

Il Pizzo
Il Pizzo

Nonstante dal mio racconto sembro essere solo, in realtà ero accompagnato da Sergio, che intanto sta provvedendo al mio sputtanamento con dovizia di particolari su scala locale.